Art, nature & skiing

Progetto di Shigeru Ban Architects
Foto di Billy Farrell, Michael Moran,
Tony Prikryl e Derek Skalko
Testo di Laura Ragazzola
La scenografica terrazza affacciata sul paesaggio. La copertura è risolta con una struttura disegnata da elementi lignei fra di loro incastrati: è sostenuta da esili pilastri metallici di colore bianco. Sulla soletta sono ritagliati dei lucernari che danno luce alle gallerie espositive sottostanti.
La scenografica terrazza affacciata sul paesaggio. La copertura è risolta con una struttura disegnata da elementi lignei fra di loro incastrati: è sostenuta da esili pilastri metallici di colore bianco. Sulla soletta sono ritagliati dei lucernari che danno luce alle gallerie espositive sottostanti.
La facciata esterna del museo, sostenuta da una sottostruttura metallica, è realizzata con ‘nastri’ intrecciati in multistrato di legno (Prodema), che disegnano una sorta di maxi cesto di vimini: protegge le sei gallerie espositive che si sviluppano all’interno del cubo interamente vetrato, filtrando e modulando la luce solare.
La facciata esterna del museo, sostenuta da una sottostruttura metallica, è realizzata con ‘nastri’ intrecciati in multistrato di legno (Prodema), che disegnano una sorta di maxi cesto di vimini: protegge le sei gallerie espositive che si sviluppano all’interno del cubo interamente vetrato, filtrando e modulando la luce solare.
Nell’ordine: metallo, legno e cartone, che rappresentano, insieme al vetro, i materiali-principe del progetto.
Nell’ordine: metallo, legno e cartone, che rappresentano, insieme al vetro, i materiali-principe del progetto.
L’esploso assonometrico dell’edificio
L’esploso assonometrico dell’edificio
La scala con pedate e alzate continue in cemento regola l’accesso alla terrazza e a tutti i livelli del museo: si sviluppa fra la superficie vetrata e quella lignea intrecciata. All’ultimo piano i visitatori possono usufruire di una caffetteria che si apre sul terrazzo.
La scala con pedate e alzate continue in cemento regola l’accesso alla terrazza e a tutti i livelli del museo: si sviluppa fra la superficie vetrata e quella lignea intrecciata. All’ultimo piano i visitatori possono usufruire di una caffetteria che si apre sul terrazzo.
La scalinata suddivisa in due da una parete vetrata, che crea una risalita outdoor (lungo la parete intrecciata) e una indoor.
La scalinata suddivisa in due da una parete vetrata, che crea una risalita outdoor (lungo la parete intrecciata) e una indoor.
La lobby a livello strada, dove si trova anche il book shop museale.
La lobby a livello strada, dove si trova anche il book shop museale.
Sedute e pareti divisorie sono realizzate con tubi di cartone: la cifra distintiva dell’architettura di Shigeru Ban è quella di usare materiali poveri e grezzi con grande creatività e in modo assolutamente innovativo
Sedute e pareti divisorie sono realizzate con tubi di cartone: la cifra distintiva dell’architettura di Shigeru Ban è quella di usare materiali poveri e grezzi con grande creatività e in modo assolutamente innovativo
Le piante, nell’ordine, del primo, secondo e terzo livello (roof top) del museo. Un livello interrato completa lo sviluppo dell’edificio.
Le piante, nell’ordine, del primo, secondo e terzo livello (roof top) del museo. Un livello interrato completa lo sviluppo dell’edificio.
Immagini della mostra ‘Shigeru Ban: Humanitarian Architecture’ allestita in occasione dell’apertura del museo lo scorso agosto. L’esposizione ha presentato i modelli in scala reale di alcune delle tipologie di Emergency Houses progettate dall’architetto giapponese negli ultimi vent’anni: dalle strutture in legno e bambù a quelle in tubi di cartone, alle tende per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Immagini della mostra ‘Shigeru Ban: Humanitarian Architecture’ allestita in occasione dell’apertura del museo lo scorso agosto. L’esposizione ha presentato i modelli in scala reale di alcune delle tipologie di Emergency Houses progettate dall’architetto giapponese negli ultimi vent’anni: dalle strutture in legno e bambù a quelle in tubi di cartone, alle tende per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Image/032_IR49_2015-2.jpg
La sezione, che rivela le ampie sale espositive del primo e secondo livello e il terrazzo con il locale-caffé.
La sezione, che rivela le ampie sale espositive del primo e secondo livello e il terrazzo con il locale-caffé.
Una delle sei ampie gallerie espositive, destinate alle mostre temporanee d’arte.
Una delle sei ampie gallerie espositive, destinate alle mostre temporanee d’arte.
La maxi seduta in cartone che si allunga per tutta la parete del livello interrato: la scala conduce alla quota-strada.
La maxi seduta in cartone che si allunga per tutta la parete del livello interrato: la scala conduce alla quota-strada.
« prev next »
La scenografica terrazza affacciata sul paesaggio. La copertura è risolta con una struttura disegnata da elementi lignei fra di loro incastrati: è sostenuta da esili pilastri metallici di colore bianco. Sulla soletta sono ritagliati dei lucernari che danno luce alle gallerie espositive sottostanti.
La facciata esterna del museo, sostenuta da una sottostruttura metallica, è realizzata con ‘nastri’ intrecciati in multistrato di legno (Prodema), che disegnano una sorta di maxi cesto di vimini: protegge le sei gallerie espositive che si sviluppano all’interno del cubo interamente vetrato, filtrando e modulando la luce solare.
Nell’ordine: metallo, legno e cartone, che rappresentano, insieme al vetro, i materiali-principe del progetto.
L’esploso assonometrico dell’edificio
La scala con pedate e alzate continue in cemento regola l’accesso alla terrazza e a tutti i livelli del museo: si sviluppa fra la superficie vetrata e quella lignea intrecciata. All’ultimo piano i visitatori possono usufruire di una caffetteria che si apre sul terrazzo.
La scalinata suddivisa in due da una parete vetrata, che crea una risalita outdoor (lungo la parete intrecciata) e una indoor.
La lobby a livello strada, dove si trova anche il book shop museale.
Sedute e pareti divisorie sono realizzate con tubi di cartone: la cifra distintiva dell’architettura di Shigeru Ban è quella di usare materiali poveri e grezzi con grande creatività e in modo assolutamente innovativo
Le piante, nell’ordine, del primo, secondo e terzo livello (roof top) del museo. Un livello interrato completa lo sviluppo dell’edificio.
Immagini della mostra ‘Shigeru Ban: Humanitarian Architecture’ allestita in occasione dell’apertura del museo lo scorso agosto. L’esposizione ha presentato i modelli in scala reale di alcune delle tipologie di Emergency Houses progettate dall’architetto giapponese negli ultimi vent’anni: dalle strutture in legno e bambù a quelle in tubi di cartone, alle tende per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Image/032_IR49_2015-2.jpg
La sezione, che rivela le ampie sale espositive del primo e secondo livello e il terrazzo con il locale-caffé.
Una delle sei ampie gallerie espositive, destinate alle mostre temporanee d’arte.
La maxi seduta in cartone che si allunga per tutta la parete del livello interrato: la scala conduce alla quota-strada.
Un cubo di vetro di tremila metri quadrati espositivi, protetto da un nido in legno intrecciato, è il primo museo realizzato da Shigeru Ban negli Stati Uniti: L’Aspen Art Museum porta l’arte contemporanea fra le Montagne Rocciose (e le piste da sci) del Colorado
Lo incontriamo dopo un bagno di folla: l’architetto Shigeru Ban, fresco Pritzker Prize 2014, ha appena terminato la sua ‘lecture’ al Politecnico di Milano davanti a un nutrito parterre di futuri architetti e ingegneri (è successo lo scorso novembre in occasione del suo soggiorno  in Italia).
 
Lo salutano (e ringraziano) dieci minuti di applausi sinceri, decine di flash da Iphone e Ipad a cui seguiranno altrettanti ‘selfie’ e autografi, proprio come una vera archistar. In realtà l’architetto giapponese – 58 anni, laurea in suolo americano, al Southern California Institute of Architecture e studio a Tokio da quasi trent’anni (lo ha aperto
nel 1985) –, è quello che si potrebbe definire l’anti archistar per eccellenza. In generale non ama slogan, ‘etichette’, trovarsi sotto i riflettori (ma non si tira mai indietro agli incontri con i giovani).
 
Anche per le interviste non va matto e quando parla del suo lavoro, ‘smonta’ anche le più ovvie delle domande che riguardano i suoi progetti. Così quando gli chiediamo perché ha deciso di concentrare molti dei suoi sforzi su progetti umanitari (‘Quando la tragedia colpisce, lui spesso è lì sin dall’inizio’ ha dichiarato la giuria del Pritzker Prize), Shigeru Ban ci risponde che “no, non è vero. Non mi sono solo occupato di ‘emergency houses’, ma ho progettato anche edifici residenziali, culturali, commerciali... Ho sempre cercato nella mia attività un bilanciamento fra committenza privata e progetti sociali”.
 
E la cifra distintiva della sua architettura – l’uso pionieristico e innovativo di materiali inediti, come cartone e bambù, elevati al rango di materiale edilizio – fa da trait-d’union a tutti i suoi progetti: dalla ‘chiesa di carta’ in Nuova Zelanda al recentissimo Aspen Art Museum americano, un cubo vetrato in un ‘nido’ di legno intrecciato.
 
“Ma il fatto di usare materiali naturali, anche grezzi e poveri, non mi fa sentire particolarmente vicino ai temi dell’ecologia”, ha voluto precisare Shigeru Ban. “Oggi è solo un tema di moda: tutti ne parlano. Ma io ho cominciato a costruire case in modo sostenibile in tempi non sospetti, dal 1986… Diciamo che questa è la strada che ho imboccato sin dall’inizio della mia attività e non vuol dire che questa  sia la migliore per il futuro... È semplicemente il mio metodo, la mia attitudine personale nell’affrontare le questioni, le problematiche di un progetto per cercare di risolverle”.
 
In altre parole, la sostenibilità per  il progettista giapponese è un fatto intrinseco nella sua stessa architettura: le suo opere usano prodotti e sistemi costruttivi che si sforzano di essere in sintonia con l’ambiente, il contesto specifico, il luogo. Proprio come è successo ad Aspen , esclusivo centro sciistico del Colorado, dove un museo d’arte contemporanea dialoga a 360 gradi con le montagne e le piste che serpeggiano fra le bellissime pinete.
 
“Ho voluto creare un luogo che mettesse insieme arte e paesaggio, creando una relazione fra gli obiettivi di un museo che espone opere d’arte e le esigenze di un contesto naturalistico di grande bellezza, come il comprensorio sciistico di Aspen” ha spiegato Shigeru Ban parlandoci del suo primo museo in suolo americano, “Ho aperto dunque l’interno dell’edificio all’esterno in modo che i visitatori potessero apprezzare l’incanto delle montagne dalle sue stesse sale espositive”.
 
Anche la visita del museo è condizionata da questa scelta, come ha  rivelato il progettista: “Ho messo il foyer d’ingresso del museo sul tetto. In un certo senso è stato come ricreare l’esperienza di una sciata  sulla neve: si sale sulla cima di una montagna, si gode del bellissimo panorama e poi si scende giù, fra i boschi, sino a valle”.
 
Così dopo aver raggiunto il top del museo con una scalinata (ma c’è anche un maxi ascensore panoramico vetrato) per godere dall’ampia terrazza lo straordinario panorama, i visitatori possono cominciare la loro ‘discesa’ verso le gallerie espositive e uscire, infine, a livello della quota stradale.
 
Persino il tetto, una copertura formata da travi in legno assemblate senza giunti metallici, sceglie un andamento ondulato alludendo di nuovo allo sci e al caratteristico movimento dello slalom, che disegna anche i percorsi museali interni delle sei gallerie. Legno anche per la griglia che avvolge su due lati il cubo di vetro, offrendo un’ulteriore chance per armonizzare l’edificio con lo scenografico contesto naturale delle Montagne Rocciose.
 
Ma il museo di Aspen non dimentica l’impegno umanitario del suo progettista, celebrandolo con una grande mostra che presenta le architetture temporanee create nei luoghi toccati da catastrofi naturali o dalle guerre negli ultimi vent’anni della sua attività. “Perché in situazioni estreme sentire una respondabilità verso la società può aiutare a creare progetti architettonici migliori”, ha concluso Shigeru Ban.